Farmina Channel
Rubrica: Study & Research
stampa articolo Stampa articolo

Le sindromi paraneoplastiche in Medicina Veterinaria: descrizione di un caso clinico

ipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie-Sezione di Clinica Medica

Facoltà di Medicina Veterinaria

Università degli Studi di Napoli “Federico II”


Le sindromi paraneoplastiche (SPN), comprendono una serie di sintomi e segni clinici dovuti agli effetti di un tumore primario sull’organismo, che si manifestano in sede diversa da quella della neoplasia primaria, e non sono correlabili a lesioni metastatiche.

I segni clinici della paraneoplasia precedono in genere quelli del tumore, e si possono riscontrare in una percentuale variabile di pazienti oncologici (30-50%).

Le sindromi paraneoplastiche si esprimono, quindi, sul piano clinico, con un ampio corredo di sintomi difficilmente riferibili alla neoplasia primitiva dalla quale sono determinate: le stesse cellule tumorali, infatti, producono sostanze biologicamente attive, che rendono difficoltoso il riconoscimento della causa iniziale. La comparsa di una sindrome può, a volte, coincidere con la fase precoce della neoplasia, ed in questi casi una diagnosi rapida offre l'opportunità di instaurare precocemente un trattamento terapeutico adeguato. Spesso, invece, la sintomatologia simula una disseminazione o un'estensione della malattia tumorale. Qualora le sindromi paraneoplastiche esordiscano durante la fase successiva alla chemioterapia, possono essere interpretate come spie o marker della ripresa della malattia. Inoltre, bisogna considerare che spesso la presenza di una SPN richiede un trattamento terapeutico specifico, e può essere essa stessa causa di mortalità.

In generale, le SPN possono colpire qualsiasi organo e possono essere di ordine generale, come ad esempio febbre e cachessia, e di ordine specifico, come ad esempio sindromi neurologiche, ematologiche, cutanee etc.

I meccanismi patogenetici alla base di tali sindromi possono dipendere da sintesi, liberazione o deficit di fattori con attività biologica e/o immunitaria (Ngonga et al., 2005). Diverse sono le ipotesi proposte, soprattutto in campo umano, per spiegarne la patogenesi.

Secondo la teoria degli abbozzi embrionali comuni, gli apudomi, tumori derivanti dalle cellule neuroendocrine del sistema APUD (Amine Precursor Uptake and Decarboxilation), sono in grado di produrre in sede ectopica ormoni quali insulina, gastrina, glucagone ecc.. Le cellule del sistema APUD derivano dalla cresta neurale e durante la vita fetale migrano attraverso la mucosa intestinale distribuendosi in vari distretti, dove producono amine biogene e ormoni polipetidici. La produzione ormonale, in eccesso rispetto ai valori fisiologici, provoca un meccanismo di feed-back negativo sulla ghiandola deputata alla normale secrezione. Gli apudomi si distinguono in ortoendocrini e paraendocrini. Ai primi appartengono gli adenomi ipofisari secernenti, i gastrinomi (sindrome di Zollinger–Ellison), i vipomi (tumori secernenti il VIP, Peptide Intestinale Vasoattivo) e gli insulinomi. In queste patologie si verificherebbe un eccesso di produzione ormonale, dunque un errore solo quantitativo e non qualitativo. Anche negli apudomi paraendocrini, come il carcinoma broncogeno, si verifica un’iperproduzione ectopica di mediatori chimici e di ormoni, del tutto simili a quelli fisiologici ed ugualmente capaci di impegnare i recettori di membrana, innescando un meccanismo di feed back negativo nei confronti della ghiandola deputata alla normale produzione. Ad esempio nel caso di cancro del polmone si possono riscontrare SPN quali disturbi metabolici e neuromuscolari, che non sono riconducibili né al tumore primitivo né alle metastasi. Tali disturbi possono essere il primo segno di malattia o di recidiva, ma non indicano necessariamente che il tumore si è diffuso al di fuori del torace. La sindrome più conosciuta è l'osteoartropatia polmonare ipertrofica, in cui si ha deformazione delle estremità degli arti ed ispessimento periostale delle porzioni distali delle ossa lunghe. Altre sindromi endocrine associate ai carcinomi primitivi del polmone sono la ginecomastia, l'iperglicemia, la tireotossicosi e la pigmentazione della cute. Possono anche rilevarsi disordini ematologici, come la porpora trombocitopenica, la reazione leucemoide, l'anemia mieloftisica, e la policitemia.

Un'altra teoria, è quella della riattivazione dell’informazione che si basa, invece, sul meccanismo di deregolazione cellulare, che è in grado di riportare la cellula ad uno stato di pluripotenzialità. Secondo tale teoria si potrebbe spiegare come un carcinoma polmonare a piccole cellule può essere un tumore secernente ACTH, PTH, calcitonina ed ormoni ovarici. Allo stesso modo, un tumore uterino od ovarico riacquista la capacità di produrre eritropoietina e renina come ci si aspetterebbe da un carcinoma renale.

Infine, una terza teoria identifica le sindromi paraneoplastiche come una manifestazione su base autoimmunitaria, secondo cui le cellule tumorali sarebbero in grado di esprimere antigeni che hanno epitopi in comune con gli antigeni normalmente espressi a livello tissutale, per cui il contatto tra il mesenchima e le cellule epiteliali o del neuroectoderma invase da un tumore, riattiverebbe la risposta immunitaria. Questa teoria spiegherebbe l’insorgenza di diverse sindromi paraneoplastiche quali quelle neurologiche, dermatologiche e nefrologiche.

Cachessia Paraneoplastica

Una delle sindromi più frequentemente riscontrate in campo veterinario, se non la più frequente, è la cachessia paraneoplastica, che si manifesta con evidente decadimento delle condizioni generali del paziente, a causa di alterazioni del metabolismo proteico, lipidico e glucidico. In campo umano colpisce quasi il 90% dei pazienti oncologici gravi, ed è maggiormente evidente in corso di neoplasie del tratto gastrointestinale, laddove sussiste anche un problema di assimilazione.

La cachessia neoplastica provoca un decadimento delle condizioni generali e della qualità di vita del paziente, ed è considerata un segno prognostico sfavorevole. Come già detto essa produce alterazioni metaboliche generalizzate, e i segni clinici associati (anoressia, dimagrimento, perdita di tono muscolare ed affaticabilità) possono precedere i segni clinici dovuti alla neoplasia.

Il metabolismo glucidico si altera poiché il tumore è in grado di produrre fattori come il Tumor Necrosis Factor (TNF) e l’Interleuchina-6 (IL-6) (MC Namara et al., 1992; Shike e Brennam, 1989), che sono in grado di ridurre la capacità della cellula di captare insulina. Inoltre il fabbisogno di glucosio aumenta, poiché le cellule neoplastiche non producono ATP e hanno bisogno di energia, che producono per via anaerobia. Il fabbisogno crescente di glucosio viene soddisfatto utilizzando anche il tessuto adiposo e le proteine. Tutto ciò si traduce in un aumento del tasso plasmatico di glucosio (iperglicemia) e di insulina (iperinsulinemia). Anche il metabolismo lipidico aumenta, per cui alla lipolisi non corrisponde un’adeguata lipogenesi e il paziente perde peso progressivamente; ciò provoca un aumento della concentrazione plasmatica di acidi grassi, lipoproteine e trigliceridi (Vlassara et al., 1986). Il metabolismo proteico, infine, subisce un’inversione con aumento del catabolismo e ripercussioni sulla funzione immunitaria del paziente (Lundholm et al., 1982). Clinicamente tutto ciò si traduce in dimagrimento, atrofia muscolare, ipoalbuminemia, infezioni intercorrenti ecc. Le cellule neoplastiche consumano aminoacidi per la sintesi proteica a discapito dei tessuti dell’ospite, inoltre per produrre energia utilizzano anche la via della gluconeogenesi, il cui substrato è rappresentato da aminoacidi quali arginina, glicina, valina, ecc. Alla luce di questi mutamenti del metabolismo, appare evidente quanto il supporto nutrizionale nel paziente oncologico possa influire sull’andamento della patologia e soprattutto possa contribuire al miglioramento della qualità di vita.

Queste considerazioni, da tempo adottate e conosciute in campo umano, non sono meno importanti in campo veterinario, dove si può fare molto con un approccio nutrizionale specifico. Ipercalcemia Maligna Una della più comuni sindromi paraneoplastiche in campo veterinario è l’ipercalcemia maligna, piuttosto rara nel gatto e relativamente frequente nel cane (Weller, 1984). Questa condizione si esprime con un aumento persistente dei livelli plasmatici del calcio (>11-12 mg/dl), ed è legata alla presenza di neoplasie quali linfomi, mielomi, neoplasie ossee ecc. In condizioni normali, l’omeostasi del calcio è affidata all’azione del paratormone (PTH, prodotto dalle paratiroidi), della calcitonina (prodotta dalle cellule parafollicolari della tiroide) e ai metaboliti della vit. D: PTH e vit. D aumentano i livelli ematici di calcio, mentre la calcitonina li riduce. Gli organi bersaglio di queste molecole sono essenzialmente le ossa, i reni ed il piccolo intestino.

I meccanismi che spiegano l’insorgenza della sindrome sono dovuti alla produzione da parte delle cellule neoplastiche di fattori con azione ipercalcemizzante, quali TNF-alfa, PTHrP, PGE2, TGF-alfa, TGF-beta , oppure in seguito alla presenza di metastasi ossee di tumori solidi, o all’interessamento midollare in corso di tumori emopoietici.

La sintomatologia clinica, direttamente correlata all’aumento della calcemia, si ripercuote soprattutto a livello renale, cardiaco e nervoso (Rosole t al., 2000).

La maggior parte dei soggetti con calcemia totale superiore a 15mg/dl mostra segni sistemici, e quando i valori aumentano ulteriormente la sintomatologia si aggrava.

Clinicamente compaiono anoressia, letargia, debolezza, tremori muscolari, vomito, diarrea e/o costipazione, e nel cane poliuria e polidipsia (Chew e Carothers, 1989). È fondamentale ai fini diagnostici e terapeutici differenziare l’ipercalcemia maligna da quella non legata ai tumori, pr endendo in considerazione l’iperparatiroidismo primario, l’insufficienza renale, l’ipoadrenocorticismo, le ipervitaminosi D, le osteomieliti ecc.

Ai fini terapeutici bisogna sempre instaurare un’adeguata terapia sintomatica, volta a riportare la calcemia nel range fisiologico in attesa di una diagnosi eziologia precisa.

Un particolare cenno merita l’adenocarcinoma dei sacchi anali del cane, neoplasia non ormonodipendente, particolarmente aggressiva e di difficile individuazione soprattutto nelle fasi precoci.

In questa neoplasia l’ipercalcemia può essere presente in una percentuale che va dal 50 al 90% dei soggetti affetti, e può rappresentare l’unica anomalia ematologica. L’insorgenza della sindrome paraneoplastica è dovuta alla produzione da parte del tumore di una sostanza paratormone-simile, e il valore della calcemia nei soggetti affetti può essere ritenuto un marker per monitorare l’andamento della patologia nel tempo.

Nella specie felina, le neoplasie maligne associate ad ipercalcemia, invece, sono essenzialmente rappresentate dai linfomi, e dalla gran parte dei carcinomi

Sindromi Paraneoplastiche Ematologiche

Le sindromi paraneoplastiche ematologiche, piuttosto frequenti in campo veterinario, possono colpire sia gli elementi della serie rossa con anemia e policitemia, sia quelli della serie bianca con leucocitosi e leucopenia, sia le piastrine con trombocitosi e trombocitopenia (Bergman 2007). A queste vanno aggiunte la coagulazione intravasale disseminata (CID) e la pancitopenia aplastica. La CID, è una grave coagulopatia dovuta ad abnorme consumo di piastrine e a proteine della coagulazione attivate in modo anomalo, che si esprime con emorragie diffuse e formazione di microtrombi. Generalmente nel cane la CID si verifica in corso di emangiosarcomi, linfomi e forme leucemiche linfoblastiche acute. Il meccanismo dell’ipercoagulabilità, ben documentato in medicina umana, è legato alla produzione da parte delle cellule tumorali di fattori ad azione tromboplastinica, in grado di favorire la coagulazione e di indurre alterazioni endoteliali a carico dei piccoli vasi, mediante la riduzione delle trombomodulina espressa a livello vasale e capillare. Questo meccanismo porta a fenomeni trombotici accompagnati da diatesi emorragica da consumo di fattori della coagulazione. La patogenesi delle sindromi paraneoplastiche ematologiche associate a tumori è su base autoimmunitaria, o può essere dovuta a produzione di citochine ectopiche. In campo umano, ad esempio, i fenomeni tromboembolici sono dovuti alla secrezione di fattori che favoriscono la coagulazione, come il cancer procoagulant, e di citochine prodotte da cellule tumorali, come l’Interleuchina 6, responsabile di eosinofilia (Staszewski, 1997). L’eritrocitosi, cioè l’aumento della concentrazione dei globuli rossi, si può riscontrare in corso di linfomi, neoplasie renali, tumore venero trasmissibile di Sticker, neoplasie ovariche ed epatiche, ed i sintomi clinici sono direttamente correlati all’aumento della massa ematica circolante. Ovviamente la rimozione del tumore riporta rapidamente gli eritrociti ai valori basali. L’anemia, cioè la riduzione dei globuli rossi e/o di emoglobina, è una sindrome paraneoplastica abbastanza comune. La forma emolitica autoimmune è sicuramente la più rappresentativa di anemia paraneoplastica, ed è causata dalla produzione di autoanticorpi “caldi” diretti contro i globuli rossi , oppure a deposizione di immunocomplessi sugli eritrociti. Questa forma di anemia è di tipo macrocitico, marcatamente rigenerativa, con caratteristica policromasia e sferocitosi. L’anemia da mielosoppressione, può essere indotta dall’utilizzo di chemioterapici o essere secondaria a mielottisi, ed è associata spesso ad iperestrogenismo. Un'altra sindrome ematologica che riguarda gli elementi figurati del sangue è la leucocitosi neutrofila, definita estrema, che si manifesta con un valore di leucociti superiore a 50.000/mL nel cane e nel gatto.

Un'altra sindrome ematologica che riguarda gli elementi figurati del sangue è la leucocitosi neutrofila, definita estrema, che si manifesta con un valore di leucociti superiore a 50.000/mL nel cane e nel gatto. Citologicamente si possono evidenziare granulociti neutrofili maturi in gran numero, la cui iperproduzione è legata alla presenza di cellule tumorali che producono fattori di crescita emopoietici. Questo meccanismo si verifica in corso di svariate situazioni patologiche, quali ad esempio le necrosi massive, i processi suppurativi (piometre), tossicità da estrogeni, forme leucemiche croniche, carcinomi renali e polmonari, emangiosarcomi, adenocarcinomi mammari nel cane e adenocarcinomi delle ghiandole sudoripare del gatto. In particolare in corso di neoplasie maligne la patogenesi della leucocitosi, che può interessare la linea granulocitica monocitica ed eosinofilica, è legata alla possibilità da parte delle cellule tumorali di produrre citochine emopoietiche in grandi quantità. In medicina umana, questo meccanismo è meglio documentato, ed è stata dimostrata la presenza di geni codificanti i fattori di crescita in corso di numerosi tumori. Le citochine più frequentemente coinvolte nell’insorgenza della leucocitosi sono le Granulocyte Colony Stimulating Factor, G-CSF, le Granulocyte-Monocyte Colony Stimulating Factor, GM-CSF, e le Interleuchine 3 e 5. In campo veterinario questi meccanismi, ovvero la dimostrazione della presenza di geni che codificano per i fattori di crescita emopoietici, non è cosi facilmente dimostrabile. Si può sospettare una leucocitosi neutrofila paraneoplastica quando si escludano altre cause, oppure quando in seguito all’asportazione chirurgica del tumore la leucocitosi si risolve. Infine dobbiamo considerare l’ipereosinofilia, un disturbo ematologico di frequentente riscontro nel gatto e più raro nel cane, che riconosce cause immumomediate, parassitarie, infettive e neoplastiche. Nel gatto la presenza di ipereosinofilia è comune in corso di neoplasie intestinali (mastocitomi) e di linfosarcomi. In particolare, nel mastocitoma intestinale del gatto si osserva la presenza di una massa addominale infiltrata da eosinofili, versamento peritoneale e spiccata eosinofilia periferica. In campo umano il richiamo degli eosinofili è legato alla produzione di Interleuchina 5 da parte di linfociti neoplastici in corso di linfosarcomi e di linfoma di Hodgkin.

Osteopatia Ipertrofica

L’osteopatia Ipertrofica o morbo di Cadiot, è una sindrome paraneoplastica che si manifesta con proliferazione periostale a carico delle ossa lunghe, accompagnato da tumefazioni edematose dei tessuti molli e da lesioni intratoraciche. La causa primaria nel cane è in genere rappresentata da una neoplasia polmonare primitiva o metastatica, da un tumore esofageo, dagli schwannomi maligni, dai mesoteliomi, sertoliomi, nefroblastomi, carcinomi vescicali o renali a cellule di transizione (Susaneck e Macy 1982). Le segnalazioni di questa sindrome paraneoplastica nel gatto sono piuttosto rare e, in genere, associate a neoplasie polmonari, carcinomi renali papillari e adenocarcinomi surrenalici (Nafe et al., 1981). Il meccanismo patogenetico consisterebbe in un danno endoteliale, secondario alla produzione di fattori di crescita e citochine. Clinicamente la sindrome si manifesta con zoppie spesso presenti a uno o più arti, riluttanza al movimento e dolore. In medicina umana, accanto alle osteopatie ipertrofiche paraneoplastiche associate a carcinomi polmonari e dello stomaco, vengono descritte delle forme di osteomalacia paraneoplastica dovute alla produzione di sostanze biologicamente attive come la “fosfatonina,” che corrisponderebbe al Fibroblast Growth factor (FGG-23) responsabili della perdita di fosfato a livello renale. In effetti si riscontrano iperfosfaturia, con grave ipofosfatemia, normocalcemia ed elevati livelli di fosfatasi alcalina (ALP). Alla base di queste forme sussistono tumori ossei, come osteosarcomi e osteoblastomi, neoplasie a cellule giganti ed emangiopericitomi.

Sindromi Neurologiche e Nefrologiche Paraneoplastiche

Le sindromi neurologiche paraneoplastiche possono colpire a qualsiasi livello il sistema nervoso: la teoria più accreditata per spiegarne la patogenesi è quella autoimmunitaria. Questa ipotesi patogenetica è stata parzialmente documentata nell’uomo, in cui sono stati rinvenuti autoanticorpi nel liquor e nel siero di pazienti con infiltrati infiammatori perivascolari ed interstiziali e distruzione neuronale a livello del sistema nervoso centrale (Ngonga et al., 2005). Questi autoanticorpi possono essere diretti contro costituenti della membrana, del citoplasma e del nucleo delle cellule, oppure possono essere autoanticorpi non organo specifici. In medicina veterinaria le ipotesi patogenetiche sembrano volte ad identificare la presenza di eventuali fattori neurotossici elaborati dal tumore, la distruzione del metabolismo degli assoni e/o delle cellule di Schwann, e la reazione immunologia a carico degli elementi nervosi periferici (Dewey 2003).

Le manifestazioni nefrologiche di origine paraneoplastica sono rappresentate essenzialmente da glomerulonefriti membranose e da forme di glomerulosclerosi focale. A queste si aggiungono delle forme di amiloidosi renale di natura paraneoplastica, da precipitazione di immunocomplessi a livello tubulare. Le forme neoplastiche associate alle sindromi nefrologiche sono varie. In campo umano sono rappresentate da carcinomi a cellule renali o da tumori ematologici. In questi casi la presenza di immunocomplessi IgA o IgM ha fatto ritenere la teoria immunologica quella più probabile (Ngonga et al., 2005).

Sindromi Dermatologiche Paraneoplastiche

Le sindromi dermatologiche di origine paraneoplastica, sono un gruppo di dermatosi riferibili ad una neoplasia interna che possono precedere o coincidere con la comparsa del tumore. Diverse sono le teorie proposte per spiegarne la patogenesi, sia in campo umano che in medicina veterinaria. In effetti si ritiene che alla base possa esserci un meccanismo di tipo autoimmunitario, oppure la produzione di ormoni o peptidi ormono-simili. In campo umano, ad esempio, si ritiene che il TGF-alfa sia il fattore di crescita più importante nella patogenesi delle forme paraneoplastiche cutanee papulo-squamose. L’alopecia paraneoplastica rappresenta una delle sindromi meglio documentate nel cane e nel gatto (Turek., 2003). Visto il ruolo primario della cute e la sua stretta correlazione con gli altri organi ed apparati, è evidente come l’alopecia possa rappresentare il primo segno clinico di una patologia interna. Il criterio secondo cui una manifestazione cutanea possa ritenersi una sindrome paraneoplastica è quello in base al quale deve svilupparsi o secondariamente al tumore, o parallelamente alla crescita dello stesso. Un classico esempio di sindrome paraneoplastica nel cane è rappresentato dalla sindrome di Cushing, in cui l’eccesso di cortisolo ematico dovuto alla presenza di un tumore a carico delle surrenali o dell’ipofisi, produce dei segni cutanei ben precisi quali alopecia e assottigliamento della cute (Fox, 1995, Scotte t al., 2001). Allo stesso modo il glucagonoma pancreatico del cane si associa ad eritema necrolitico migrante; tumori renali ed uterini posso associarsi a dermatofibrosi nodulare (frequente nel Pastore Tedesco). Nel gatto, invece, il timoma si può associare a eritroderma esfoliativo. In questi casi il soggetto presenta alopecia non pruriginosa con scaglie argentee di piccole dimensioni, che si estende dalle regioni prossimali del corpo al tronco e agli arti, ma la forma più frequente di alopecia paraneoplastica nel gatto si verifica in corso di adenocarcinoma pancreatico e di carcinoma dei dotti biliari. L’alopecia in questi casi non è pruriginosa e si manifesta a livello degli arti e dell’addome. Infine, è stato segnalato il pemfigo paraneoplastico, una dermatite bollosa caratterizzata dalla presenza di lesioni mucocutanee simili alle lesioni tipiche della forma autoimmune. In medicina umana il pemfigo paraneoplastico è stato segnalato in associazione a neoplasie di tipo ematologico, quali le leucemie linfatiche croniche ed i linfomi non Hodgkin (Ngonga et al., 2005).

CASO CLINICO

Il caso di seguito riportato riguarda Patrick”, gatto Europeo maschio, di anni 11, del peso di 2 kg, che da circa 2 anni si presenta dimagrito con sintomi di vomito, polifagia e frequenti episodi di diarrea (Fig. 1). Il gatto è stato trattato ripetutamente con soluzioni elettrolitiche, antibiotici ed astringenti, ma non ha mostrato alcun miglioramento clinico. All’esame obiettivo generale si presenta cachettico, con masse muscolari ipotrofiche ed ipotoniche, mucose leggermente anemiche, e il proprietario riferisce che l’animale è irrequieto e agitato: alla palpazione dell’addome è possibile percepire un ispessimento delle anse intestinali. Inoltre, la cute si presenta meno elastica rispetto alla norma, con notevole grado di disidratazione (6-8 %), e il pelo è irto ed untuoso.

Vengono effettuati degli esami collaterali, quali l’esame emocromocitometrico che risulta nella norma, un esame biochimico, che mette in evidenza una lieve iperazotemia (59.7 mg/dl) e un aumento dell’ALT (165.0 UI/l). L’unico dato alterato sembra essere il TLI (Tripsinogeno Immunoreattivo Sierico) pari a 222 μg/l. A completamento delle indagini diagnostiche, vengono effettuati un esame delle urine ed un esame coprologico che risultano anch’essi nella norma; un test della funzionalità tiroidea, con valori nella norma (T4 : 17 mmol/l); e vengono dosate le concentrazioni plasmatiche dei folati e della vit. B12 per escludere una SIBO (small intestinal bacterial overgrowth). Viene, infine, effettuato un esame ecografico dell’addome, che non permette la visualizzazione del pancreas, mentre evidenzia segni di gastrite cronica, con ispessimento della parete gastrica e ipertrofia della mucosa dell’organo. A livello epatico è evidente un’accentuazione della trama biliare riconducibile a un quadro di colangite (Fig. 2), e ispessimento della parete della colecisti e del coledoco (Fig. 3). La diagnosi viene fatta sulla base dei reperti di laboratorio, (aumento del TLI), e sul referto dell’esame ecografico: pancreatite cronica recidivante associata a colangite epatica.

La terapia istituita è cosi suddivisa:

Terapia idroelettrolitica (soluzione glucosata al 5% e soluzione di Ringer lattato)

Metronidazolo: 15 mg/kg bid per 10 gg

Cimetidina:5 mg/kg bid

Estratti pancreatici: 1 cps per pasto

Dieta commerciale povera di grassi ad elevata digeribilità

A 4 mesi dall’inizio della terapia il gatto ha mostrato un lieve miglioramento dello stato generale, con attenuazione della polifagia e scomparsa della sintomatologia gastrointestinale, ma presenta aree di alopecia con scaglie ai margini, localizzate nella regione ventrale dell’addome, fianchi, arti, padiglioni auricolari. Le lesioni sono caratterizzate da assenza di prurito, la cute si presenta sottile ed iperpigmentata con pelo facilmente estirpabile. Nelle zone non interessate da alopecia, il mantello è opaco e trascurato. A 6 mesi dalla terapia si assiste ad un notevole peggioramento delle condizioni cliniche del gatto, per cui per volere del proprietario è stata effettuata l’eutanasia, e successivamente l’esame autoptico. Dall’osservazione dei reperti macroscopici a carico del pancreas (Fig. 4) e del fagato (Fig. 5), dei reperti istologici a carico della cute (Fig. 6), e dei rilievi istologici propri di un carcinoma pancreatico (Fig. 9), si è effettuata diagnosi di alopecia paraneoplastica. L’alopecia si è resa clinicamente evidente dopo l’insorgenza del tumore stesso, rappresentando per noi una spia della presenza della neoplasia.

In conclusione possiamo affermare che il riconoscimento delle sindromi paraneoplastiche può costituire per il clinico un importante strumento diagnostico per la corretta individuazione e il successivo trattamento delle patologie neoplastiche primarie. Infatti, spesso, nella pratica clinica il Medico Veterinario può non riconoscere l’insorgenza delle SPN, giungendo alla diagnosi solo in una fase ormai avanzata della patologia. Infine, il trattamento adeguato della SPN può migliorare la qualità di vita del paziente, evitandone per un lungo periodo addirittura il decesso.

Bibliografia

Bergman PJ: Paraneoplastic syndromes. In: Withrow SJ, Vail DM, Withrow & Mac Ewenis (2007) Small Animal Clinical Oncology. Saunders, Filadelfia, pp83-8.6

Chew DJ., Carothers M. (1989) Hypercalcemia. Vet Clin North Am Small Animal Practice 19 (2): 265-287.

Dewey CW. (2003) A Pratical Guide to Canine and Feline Neurology: 367-413.

Fox L.E. (1995) The paraneoplastic disorders. In: Bonagura, J.D., Kirk, R.W., eds. Kirk’s Current Veterinary Therapy XII: Small Animal Practice. W.B. Saundres, Philadelphia: 530-42.

Lundholm K., Bennegård K., Edén E., Svaninger G., Emery P.W., Rennie M. J. (1982) Efflux of 3methylhistidine from the leg in cancer patients who experience weight loss. Cancer Res 42: 4807-4811.

MC Namara M J, Alexander H R, Noron J A. (1992) Cytokines and their role in the pathophysiology of cancer cachexia. JPEN J Parenter Enteral Nutr: 16: 50S.

Nafe LA, Herror AJ, Burk RL (1981) Hypertrophic osteopathy in cat with renal papillary adenoma. J Am Anim Hopsp Assoc 17:659.

Ngonga G., Ferrari D., Lorusso L., Gasparetto C., Neznama E., D’Abramo M., Ricevuti G. (2005) “Sindromi paraneoplastiche: teorie eziopatogenetiche, inquadramento clinico e approccio terapeutico.” Ann. Ital. Med. Int. Vol 20, n 1: 28-38.

Rosol T., Chew D., Pagode L., Schneck P. (2000) “Disorders of calcium: hypercalcemia and hypocalcemia. In Di Bartola S (ed).: Fluid therapy in Small Animal Practice. Philadelphia, WB Saunders,: 163-164.

Scott D. W., Miller W. H., Griffin C.E. Muller and Kirk’s Small Animal Dermatology 6th edn. W.B. Saunders, Philadelphia, 2001.

Shike M, Brennan MF (1989) Supportive care of cancer patient. p 2029. In DeVita VT, Hellman S, Rosen-berg SA (eds): Cancer: principles and Practice of Oncology. 3rd Ed. JB Lippincott Philadelphia.

Staszewski H. (1997) Hematological paraneoplastic syndromes. Semin Oncol 24:329-33.

Susaneck SJ, Macy DW (1982) Hypertrophic osteopathy. Compend Contin Educ 4:689.

Turek M. (2003) Coutaneous paraneoplastic syndromes in dogs and cats: a review of the literature. Veterinary Dermatology, 14, 279-296.

Vlassara H, Spiegel RJ, Doval DS, Cerami A (1986) Reduced plasma lipoprotein lipase activity in patients with malignancy-associated weiglit luss. Horm Metab Res 18: 698.

Weller RE (1984): Cancer-associated hypercalcemia in companion animals. Compend Contin Educ 6: 639.

Brignola Grazia, Cortese Laura
(6 Ottobre 2008)